Catalogo
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| Emittente | Bengal Presidency |
|---|---|
| Anno | 1831 |
| Tipo | Accedi per vedere i dettagli |
| Valore | 1 Paisa = 1/4 Anna = 1⁄64 Rupee |
| Valuta | Accedi per vedere i dettagli |
| Composizione | Accedi per vedere i dettagli |
| Peso | Accedi per vedere i dettagli |
| Diametro | Accedi per vedere i dettagli |
| Spessore | Accedi per vedere i dettagli |
| Forma | Accedi per vedere i dettagli |
| Tecnica | Accedi per vedere i dettagli |
| Orientamento | Accedi per vedere i dettagli |
| Incisore/i | Accedi per vedere i dettagli |
| In circolazione fino al | Accedi per vedere i dettagli |
| Riferimento/i | Accedi per vedere i dettagli |
| Descrizione del dritto | Accedi per vedere i dettagli |
|---|---|
| Scrittura del dritto | Arabic |
| Legenda del dritto | Accedi per vedere i dettagli |
| Descrizione del rovescio | The reverse displays the denomination inscribed in three regional scripts arranged in horizontal registers across the coin field, reflecting the multilingual commercial environment of early nineteenth-century Bengal. The uppermost register presents the legend in Bengali script, the central register in Persian Nastaliq script, and the lower register in Gujarati script, each reading 'One Pie Coin' in their respective languages. This trilingual presentation was a deliberate administrative choice by the Bengal Presidency to facilitate recognition of the coin's value across diverse trading communities. The field is plain with no additional ornamental devices or border decoration. |
| Scrittura del rovescio | Accedi per vedere i dettagli |
| Legenda del rovescio | Accedi per vedere i dettagli |
| Bordo | Accedi per vedere i dettagli |
| Zecca | Accedi per vedere i dettagli |
| Tiratura | Accedi per vedere i dettagli |
| Informazioni aggiuntive |
Shah Alam II died in 1806, yet the Bengal Presidency continued striking coins in his name for decades afterward — a bureaucratic fiction maintained to avoid disrupting bazaar acceptance in markets accustomed to Mughal-style coinage. By 1831, the East India Company was effectively running a ghost emperor's mint, the fiction so entrenched that abandoning it carried genuine commercial risk. The practice only ended when Company authorities felt confident enough in their own monetary authority to retire the Mughal name entirely.