Catalogo
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| Emittente | Moubray Lush & Co. |
|---|---|
| Anno | 1855 |
| Tipo | Accedi per vedere i dettagli |
| Valore | 1 Penny (0.01) |
| Valuta | Accedi per vedere i dettagli |
| Composizione | Accedi per vedere i dettagli |
| Peso | Accedi per vedere i dettagli |
| Diametro | Accedi per vedere i dettagli |
| Spessore | Accedi per vedere i dettagli |
| Forma | Accedi per vedere i dettagli |
| Tecnica | Accedi per vedere i dettagli |
| Orientamento | Accedi per vedere i dettagli |
| Incisore/i | Accedi per vedere i dettagli |
| In circolazione fino al | Accedi per vedere i dettagli |
| Riferimento/i | Accedi per vedere i dettagli |
| Descrizione del dritto | Plain field bearing an entirely typographic design within a beaded border. The merchant's name MOUBRAY LUSH arranged along the upper arc of the legend, with & Co. centred in the field above the word DRAPERS in bold raised lettering, and MELBOURNE running along the lower arc. No effigy or decorative device is present; the composition relies wholly on incuse and raised lettering in a plain field. |
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| Scrittura del dritto | Accedi per vedere i dettagli |
| Legenda del dritto | MOUBRAY LUSH & CO- DRAPERS MELBOURNE |
| Descrizione del rovescio | Accedi per vedere i dettagli |
| Scrittura del rovescio | Accedi per vedere i dettagli |
| Legenda del rovescio | Accedi per vedere i dettagli |
| Bordo | Accedi per vedere i dettagli |
| Zecca | Accedi per vedere i dettagli |
| Tiratura | Accedi per vedere i dettagli |
| Informazioni aggiuntive |
Moubray Lush & Co. operated as drapers in Melbourne during the acute small-change shortage that followed the Victorian gold rushes of the early 1850s. The colonial banking system was simply unprepared for the sudden population explosion — Melbourne's headcount had roughly tripled between 1851 and 1855 — and the official copper coinage arriving from Britain was perpetually inadequate. Merchants across the colony issued their own copper tokens as a practical solution, and drapers in particular, dealing in small retail transactions, had more reason than most to manufacture a workable substitute.
This piece references Andrews #391, placing it within a well-documented but finite series of Victorian merchant tokens catalogued extensively by W.J. Taylor's original commissions.